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L'ADEMPIMENTO DELLA SETTIMANA

Modelli 770/2015 Ordinario e Semplificato

I Modd. 770/2015 , nella versione Semplificata ed Ordinaria, relativi all’anno di imposta 2014 e le relative istruzioni di compilazione sono stati approvati con due separati provvedimenti ministeriali: i Provv. Agenzia Entrate 15.1.2015, prot. nn. 4792/2015 e 4793/2015 (successivamente modificati dal Provv. Agenzia Entrate 11.5.2015, n. 64322/2015 ). Il Mod. 770/2015 Semplificato coinvolge le comunicazioni da parte dei sostituti d’imposta dei dati delle certificazioni rilasciate, dell’ assistenza fiscale prestata, dei versamenti , dei crediti e delle compensazioni effettuati. Per contro, il Mod. 770/2015 Ordinario serve al sostituto per dichiarare per l’anno 2014 le imposte sostitutive e le ritenute operate da parte dei sostituti d’imposta che hanno corrisposto somme o valori diversi da quelli di cui al Mod. 770/2015 Semplificato, oltre alle comunicazioni di dati ai sensi di specifiche disposizioni normative da parte degli intermediari e degli altri soggetti che intervengono in operazioni fiscalmente rilevanti. Entrambi i modelli dichiarativi devono essere inviati telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro il 31.7.2015. Le modifiche di maggior rilevanza interessano il Mod. 770/2015 Semplificato, dal momento che sono riconducibili soprattutto al debutto della Certificazione unica al posto del precedente modello Cud ed all’ingresso nella busta paga dei lavoratori dipendenti ed assimilati in possesso dei requisiti prescritti del «bonus € 80». Il Mod. 770/2015 Ordinario recepisce la nuova misura percentuale della ritenuta sui redditi di capitali ai sensi dell’ art. 3, D.L. 24.4.2014, n. 66, conv. con modif. dalla L. 23.6.2014, n. 89 [CFF6264a] (26%), dall’1.7.2014.

COMMENTI

Ace e trasformazione in credito Irap

La C.M. 3.6.2015, n. 21/E , passa in rassegna gli aspetti generali dell’ Ace (Aiuto alla crescita economica), introdotta dall’ art. 1, D.L. 6.12.2011, n. 201, conv. con modif. dalla L. 22.12.2011, n. 214 [CFF6244] e modificata dall’ art. 19, D.L. 24.6.2014, n. 91, conv. con modif. dalla L. 11.8.2014, n. 116 . Quest’ultima disposizione ha previsto la possibilità per le imprese, a partire dal periodo d’imposta in corso al 31.12.2014 , di trasformare in credito di imposta da utilizzare ai fini Irap l’ eccedenza Ace rispetto al reddito. L’eccedenza di Ace 2014 trasformata in credito d’imposta, in alternativa al riporto ai periodi successivi, trova ora spazio nel Mod. Unico 2015 e nel Mod. Irap 2015. Con il documento di prassi, l’Agenzia delle entrate chiarisce, tra l’altro, che la trasformazione – che può anche essere parziale, potendo riguardare solo una quota di eccedenza, ma che deve riguardare solo l’eccedenza maturata nel periodo d’imposta (e non anche quella degli esercizi precedenti) – vada effettuata, per i soggetti Irpef, applicando le aliquote partendo dal primo scaglione di reddito .

IVA

Trattamento Iva dei contributi pubblici

L’Agenzia delle Entrate con la C.M. 11.5.2015 n. 20/E fornisce alcuni interessanti ed attesi chiarimenti sull'inquadramento ai fini Iva delle somme di denaro erogate dalla pubblica Amministrazione nel settore della formazione professionale . Tra i vari chiarimenti, di sicuro pregio è da segnalare il riconoscimento, operato dall’Agenzia delle Entrate, agli enti di formazione professionale che effettuano operazioni imponibili del diritto a portare in detrazione l'imposta versata su beni e servizi, anche se acquistati con i contributi erogati dalla pubblica Amministrazione . In altri termini, quindi, l’Agenzia delle Entrate opera uno scollegamento tra trattamento Iva del contributo percepito dall’ente e l’acquisto effettuato dallo stesso ente di formazione. Il documento di prassi in commento interviene dopo la C.M. 21.11.2013 n. 34/E della stessa Agenzia delle Entrate, con la quale è stato affrontato lo stesso argomento, lasciando scoperti ed irrisolti alcuni dubbi applicativi.

Crisi d'impresa e transazione fiscale

L’Agenzia delle Entrate, a distanza di anni, è tornata ad occuparsi della transazione fiscale , prevista nell’ambito del concordato preventivo e dell’ accordo di ristrutturazione dei debiti , passando in rassegna le novità normative intervenute, rispetto ai precedenti documenti di prassi ed i relativi orientamenti giurisprudenziali formatisi nel corso del tempo. La C.M. 6.5.2015, n. 19/E si è soffermata sulla natura dell’istituto, sulla non impugnabilità dell’ assenso o del diniego alla proposta di transazione fiscale , nonché sul principio di indisponibilità della pretesa tributaria, sul trattamento del credito Iva e sulle fattispecie penali . In particolare, ha riconosciuto il superamento della propria tesi secondo cui l’ammissibilità della falcidia o dilazione del credito tributario era ritenuta subordinata alla puntuale osservanza delle disposizioni sulla transazione fiscale (C.M. 18.4.2008, n. 40/E).

Adempimenti fiscali nel fallimento

La normativa fiscale relativa alle procedure concorsuali è composta da provvedimenti disorganici e scarsamente coordinati tra loro. Per rimediarvi, la giurisprudenza ha teorizzato il principio di tassatività , ritenendo illegittimo imporre al curatore , quale pubblico ufficiale, obblighi diversi da quelli espressamente previsti dalle norme, non potendosi applicare, nell’ambito delle norme speciali, l’interpretazione analogica. In contrasto con questo orientamento, l’ Amministrazione finanziaria individua nel curatore un sostituto del fallito , una specie di rappresentante ex lege in ambito tributario, gravato da tutti gli obblighi dalla legge qualora questa non li disciplini diversamente. Nello svolgimento dell’incarico, il curatore dovrà prestare una costante e rigorosa attenzione ai diversi elementi che caratterizzano il suo specifico caso, tra i quali, in particolare, la natura giuridica del soggetto fallito, la sua attività economica e la natura dei beni di compendio.

Fermo amministrativo di un mezzo di trasporto

Nulle le ganasce fiscali apposte su veicoli di imprenditori e professionisti che siano in grado di dimostrare la « strumentalità » del bene all’esercizio dell’attività. La produzione di idonea documentazione di supporto presso lo sportello dell’Agente della riscossione, corredata da giustificazioni sull’utilizzo del mezzo, dovrebbe consentire di ottenere la cancellazione del fermo così come previsto dall’ art. 86, D.P.R. 29.9.1973, n. 602 [CFF7286] modificato dall’art. 52, co. 1, lett. m-bis), D.L. 21.6.2013, n. 69, conv. con modif. dalla L. 9.8.2013, n. 98 (cd. Decreto «del Fare»). Si discute se il provvedimento adottato dal Concessionario – per certi versi analogo ad un atto di espropriazione mobiliare – possa essere ritenuto illegittimo nel caso in cui il bene oggetto del fermo amministrativo sia rappresentato da un autoveicolo (ovvero da un motoveicolo) di proprietà di un lavoratore dipendente che, non avendo altri mezzi di trasporto per recarsi al lavoro, ritiene indispensabile il bene per svolgere normalmente la propria attività.

Omessa dichiarazione Iva e termine di prescrizione del reato

Meno tempo all’Amministrazione finanziaria per accertare il reato di omessa dichiarazione. Infatti, con la Sentenza n. 17120/2015 , la Terza Sezione penale della Cassazione ha stabilito che il reato di omessa dichiarazione Iva si prescrive, ai sensi dell’ art. 5, D.Lgs. 10.3.2000, n. 74 [CFF9527e] , dal novantunesimo giorno successivo alla scadenza per tale presentazione e non dall’accertamento o dal verbale della Guardia di finanza, come aveva ritenuto la Corte d’Appello. L’assunto contrario si fonda su una risalente e ormai superata giurisprudenza, presente in vigenza della L. 7.1.1929, n. 4, che faceva decorrere la prescrizione dall’accertamento della violazione, dopo che l’atto impositivo era divenuto definitivo, cioè alla scadenza del termine espressamente stabilito dalla legge per le impugnazioni ordinarie, ai fini dell’esperibilità dell'azione penale (cd. pregiudiziale tributaria) (Cass. n. 15289/1989 ).  

Patrimonio ereditario e deducibilità del mutuo fondiario

Con la Sentenza 15.5.2015, n. 9957 , la Corte di Cassazione ha affermato che, ai fini del calcolo dell’ imposta di successione , è possibile dedurre dal patrimonio ereditario il valore del mutuo fondiario contratto dal defunto per ristrutturare un bene di una società di cui risultava socio. A parere dei giudici della Corte di Cassazione, infatti, non è necessario che i debiti siano stati contratti in relazione a beni di proprietà del defunto e compresi nell’ attivo ereditario ma possono essere dedotti anche debiti diversi da questi. Il regime di deducibilità dei debiti dalla massa ereditaria va ricostruito, quindi, nel senso che tutti i debiti sono deducibili purché sussistano le condizioni e le dimostrazioni di cui agli artt. 21 e 23, D.Lgs. 346/1990 [CFF3221 e 3223] .

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