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L'ADEMPIMENTO DELLA SETTIMANA

Co.co.pro. e partite Iva: giro di vite dal 1° gennaio 2016

La disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative a progetto , in precedenza disciplinata dal D.Lgs. 10.9.2003, n. 276, è stata abolita – nell’ambito del Jobs Act – dal D.Lgs. 15.6.2015, n. 81, che ha introdotto nuovi parametri perché la collaborazione sia ritenuta legittima . La nuova disposizione, oltre a prevedere alcune specifiche ipotesi di esclusione dall’applicazione della disciplina del lavoro subordinato , ha anche previsto la possibilità per le parti di addivenire (dall’ 1.1.2016 ) ad una sorta di «sanatoria», con assunzione (a specifiche condizioni) dell’ex collaboratore parasubordinato o autonomo. Tutto ciò si incrocia con l’ esonero contributivo previsto dalla Legge di Stabilità 2015 che verrà riproposto (anche se in misura assai ridotta) anche per l’anno 2016 ; è quindi opportuno che i committenti compiano un’ attenta valutazione della legittimità del rapporto contrattuale in corso e considerino se non convenga trasformare tale rapporto in lavoro subordinato .

COMMENTI

«Rent to buy»: il punto di vista di Assonime dopo prassi e dottrina

Il contratto di godimento con successiva cessione ( rent to buy ) ha trovato lo scorso anno la disciplina civilistica. L’Agenzia delle Entrate ha fornito la propria interpretazione riguardo agli aspetti fiscali (imposte dirette ed indirette) del contratto che include una duplice operazione : di locazione prima e di cessione (eventuale) poi. Secondo la C.M. 19.2.2015, n. 4/E, il trattamento impositivo del rent to buy deve tener conto, sia per le imposte dirette sia per quelle indirette, delle differenti fasi in cui si articola il contratto . Proprio la doppia natura ha, però, suscitato talune perplessità espresse dal Consiglio nazionale del Notariato. Con la Circolare 17.9.2015, n. 27, Assonime prende posizione in questo dibattito dottrinale trovandosi d’accordo su molte delle interpretazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate, senza trascurare i dubbi, ancora irrisolti, evidenziati dal Consiglio nazionale del Notariato.

Interpello

L’art. 6, co. 6, della Legge delega 11.3.2014, n. 23, ha previsto l’introduzione di disposizioni per la revisione generale della disciplina degli interpelli , al fine di garantirne una maggiore omogeneità ed, in tal modo, una migliore tutela giurisdizionale , ed una maggiore tempestività nella redazione dei pareri , anche procedendo all’eliminazione delle forme di interpello obbligatorio non produttive di benefici ma solamente di aggravi per i contribuenti e per l’Amministrazione. L’attuazione della delega in materia di interpelli è intervenuta con il D.Lgs. 24.9.2015, n. 156, recante misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario . In relazione a determinati aspetti, il decreto richiamato deve essere coordinato con gli ulteriori decreti 5.8.2015 (decreto «Abuso o certezza del diritto»), 14.9.2015, n. 147 (decreto «Internazionalizzazione») e 24.9.2015, n. 158 (decreto «Sanzioni»).

Studi di settore

In linea di principio, la dichiarazione dei redditi è emendabile e ritrattabile , quando dalla medesima possa derivare l'assoggettamento del dichiarante ad oneri contributivi diversi e più gravosi di quelli che, sulla base della legge, devono restare a suo carico. Ciò in quanto tale documento non ha natura di atto negoziale e dispositivo, ma reca una mera esternazione di scienza e di giudizio, modificabile in ragione dell'acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti, e costituisce un momento dell'iter procedimentale volto all'accertamento dell'obbligazione tributaria. Con la Sentenza 19410/2015 , la Corte di Cassazione afferma però che la dichiarazione dei redditi non è emendabile con l' adeguamento agli studi di settore , trattandosi di un atto negoziale e non di un mero errore materiale, anche se il contribuente lo attribuisce a problemi del software . Per tale motivo, l'Ufficio può emettere la cartella di pagamento sulla base di quanto dichiarato dal cittadino.

Riscossione negli enti locali

Il sistema della riscossione delle entrate locali e, nello specifico, di quelle comunali , è stato sempre, e resta tuttora, un argomento particolarmente spinoso a causa dell’ instabilità e della mutevolezza delle disposizioni legislative che ne sono poste alla base. Nell’attuale momento storico, in attesa delle definitiva cessazione di Equitalia S.p.a. e delle società da essa partecipate dall’attività di riscossione coattiva delle entrate, tributarie o patrimoniali, degli Enti locali, l’esecuzione forzata è affidata a due procedimenti distinti tra loro e alternativi , ossia il ruolo e l’ ingiunzione fiscale . Se da una parte, però, il ruolo è legato esclusivamente all'attività dell'agente della riscossione, e quindi rischia di avere vita breve a causa delle profonde modifiche legislative apportate dalle recenti riforme in materia, dall’altra parte l’ ingiunzione fiscale rimane l’ unico strumento , seppur datato, che i Comuni hanno a disposizione per poter procedere coattivamente alla riscossione forzata delle loro entrate, tanto tributarie quanto patrimoniali.

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