RUBRICHE

L'ADEMPIMENTO DELLA SETTIMANA

Conservazione sostitutiva dei documenti elettronici

Dal punto vista del progresso elettronico, sicuramente gli anni 2014 e soprattutto 2015 saranno ricordati come quelli in cui vi è stato l’avvento della cosiddetta fattura elettronica . In tali periodi, infatti, l’utilizzo del documento in formato elettronico è divenuto obbligatorio nei rapporti tra soggetti passivi d’imposta e pubblica Amministrazione. Assieme al rispetto delle particolari caratteristiche che il documento deve assicurare, vi è da porre in essere, per i soggetti emittenti ma anche per i soggetti riceventi, tutta una serie di adempimenti tra cui rientra quello della conservazione della fatture elettroniche stesse, che è detta anche « sostitutiva ». Tale conservazione può essere definita come una procedura informatica avente valenza legale , in grado cioè di garantire nel tempo la validità legale dei documenti elettronici.

COMMENTI

Immobili in trust e imposte ipocatastali

L’ imposizione indiretta della disposizione di immobili in trust non è chiara . Secondo l’Agenzia delle Entrate sono dovute sia l’imposta di donazione che le ipocatastali proporzionali . In dottrina e in giurisprudenza si è sviluppato un orientamento diverso secondo cui, mancando qualsiasi effetto arricchitorio, nella fase iniziale non è dovuta l’imposta di donazione e l’imposta ipocatastale viene applicata solo in misura fissa . La Cassazione, con Ordinanza 25.2.2015, n. 3886, è intervenuta sul tema sostenendo che non rileva l’effetto arricchitorio per cui l’imposta di donazione è comunque dovuta . Per inciso sostiene che devono essere versate anche le ipocatastali in misura proporzionale . Successivamente, le Ctp di Treviso con Sentenza 379/09/2015 e di Milano con Sentenza 6579/46/15 hanno sostenuto che le imposte ipocatastali, nella fase dispositiva, sono dovute solo in misura fissa .

Nuovi orientamenti del Notariato in materia societaria

Il Comitato interregionale dei Consigli notarili delle Tre Venezie ha reso disponibile, nel proprio sito istituzionale, 16 nuove massime in materia di diritto societario , predisposte dalla competente Commissione di studio e presentate nel settembre 2015 in occasione di un convegno. Le nuove massime , raccolte in un documento unico, suggeriscono le linee di comportamento da tenere in relazione ad alcune questioni specifiche controverse, come la possibilità di azzerare il capitale per perdite senza annullamento delle partecipazioni preesistenti, ovvero toccate dalle più recenti modifiche normative , quali la valutazione dei conferimenti in natura .

Riforma delle sanzioni

La recente riforma del sistema sanzionatorio tributario (D.Lgs. 24.9.2015, n. 158, in vigore dal 22.10.2015), nel depenalizzare alcune fattispecie di reati tributari , ne riserva la repressione alle sole sanzioni tributarie amministrative . Il Legislatore della riforma, pur rispettando le aspettative di tutela dell’Unione europea (quanto meno per i tributi di natura comunitaria: Iva, ecc.), pare conformarsi al divieto del ne bis in idem più volte affermato dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo che, attribuendo alle sanzioni amministrative natura sostanzialmente penale , ritiene violato il detto principio nel caso di duplicazione di sanzioni (e di procedimenti) per lo stesso fatto illecito. Pur tuttavia nell’ordinamento nazionale resiste la duplicazione delle sanzioni penali ed amministrative e resta il contrasto tra il diritto interno e la giurisprudenza di legittimità e la disciplina e la giurisprudenza europea decisa nell’escludere lo svolgimento di due « processi paralleli » aventi ad oggetto la stessa condotta e l’irrogazione di diverse sanzioni penali in presenza di una sentenza definitiva di condanna o di assoluzione . In merito alla duplicazione sanzionatoria è stata, di recente, sollevata la questione di legittimità costituzionale per violazione dell’art. 117, co. 1, Cost. in relazione all'art. 4 Prot. 7 Cedu.

IVA

Operazioni di cambio con valuta virtuale bitcoin

Le operazioni di cambio di valute tradizionali con la valuta virtuale bitcoin , e viceversa, rientrano nell’ ambito applicativo dell’Iva , ma devono essere considerate esenti dall’imposta: questo il chiarimento che si ricava dalla sentenza della Corte di Giustizia europea del 22.10.2015, in esito alla causa C-264/14 (Skatteverket vs David Hedqvist). Secondo l’indirizzo espresso dalla Corte, la natura del bitcoin – moneta virtuale – è infatti la medesima di un mezzo di pagamento tradizionale: le relative operazioni di cambio, comprensive di una percentuale di ricarico sul prezzo di vendita, vanno quindi qualificate come prestazioni di servizi a titolo oneroso e ricadono nel campo di applicazione dell’imposta ai sensi dell’art. 2, Direttiva 2006/112/CE. Le stesse operazioni, tuttavia, in quanto riconducibili a quelle relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio di cui all’art. 135, paragrafo 1, lett. e), della direttiva, sono esenti dall’imposta.

Riforma del processo tributario

Il Consiglio dei Ministri il 26.6.2015 ha approvato il decreto legislativo di parziale riforma del processo tributario alla luce dell’ art. 10, Legge delega 11.3.2014, n. 23 (nella G.U. 12.3.2014, n. 59). Più di recente, è stato pubblicato nella G.U. (7.10.2015) il D.Lgs. 24.9.2015, n. 156, attuativo della delega fiscale in materia di revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario . A decorrere dall’ 1.1.2016 verranno applicate quasi tutte le novità introdotte. Le principali novità contenute nel decreto sul contenzioso tributario riguardano la mediazione tributaria che sarà applicabile anche alle imposte locali, la conciliazione non solo in appello ma anche in secondo grado e l’immediata esecutività della sentenza . Il decreto riscrive, altresì, la disciplina dell’ interpello, ampliando quindi la compliance fiscale , il rapporto di collaborazione fra Fisco e contribuente.

Spese comuni dello studio professionale

Il professionista che sostiene le spese di utilizzo del proprio studio (ad es. per l’affitto) deve riaddebitare , ai colleghi che occupano gli spazi all’interno dello studio, la quota parte di spese di loro competenza , altrimenti si viene a realizzare una liberalità indiretta che rende indeducibili le stesse spese. Così si è pronunciata la Corte di Cassazione, con la sentenza 29.7.2015, n. 16035 che ha permesso di esaminare il trattamento fiscale di una questione che si più si verifica nel mondo professionale in cui diversi colleghi (non costituiti in associazione professionale, ma con loro autonome partite Iva) utilizzano spazi comuni per lo svolgimento dell’attività professionale, suddividendo tra di loro le spese che fanno capo inizialmente ad un solo soggetto ( dominus ) che procede al riaddebito agli altri professionisti della quota di loro competenza. La Suprema Corte fa propria la tesi precedentemente esposta dall’Agenzia delle Entrate con la C.M. 58/2001 e la C.M. 38/2010, aderendone, pressoché, integralmente nei contenuti.

Compensi degli amministratori di società

La determinazione dei compensi assunta soltanto con delibera assembleare di approvazione del bilancio di chiusura dell’ esercizio è da ritenere invalida e di conseguenza determina l’ indeducibilità del relativo costo , per difetto dei requisiti di certezza e determinabilità . Le norme che regolavano la materia, nel testo anteriore alla riforma del diritto societario introdotta dal D.Lgs. 17.1.2003, n. 6, demandavano, ai sensi dell’art. 2364, co. 1, n. 3), c.c., all’ assemblea il compito di determinare il compenso degli amministratori e dei sindaci , se non stabilito nell’ atto costitutivo , mentre l’art. 2389, co. 1, c.c., disponeva che i compensi spettanti ai membri del C.d.A. e del comitato esecutivo sono stabiliti nell’ atto costitutivo o dall’ assemblea . Né la modifica di tali norme, in seguito alla riforma del D.Lgs. 6/2003, ha apportato significativi mutamenti, essendo attualmente prevista dall’art. 2364, co. 1, n. 3), c.c., la competenza a deliberare dell’ assemblea ove il compenso non sia stato stabilito nello statuto , e disponendo l’art. 2398 c.c., al co.1, che il compenso deve essere stabilito nell’ atto costitutivo o all’ atto della nomina deliberata dall’ assemblea ordinaria dei soci ex art. 2383 c.c. (ovvero all’atto della nomina del componente del C.d.A.).

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