RUBRICHE

L'ADEMPIMENTO DELLA SETTIMANA

Imposta di bollo sui documenti e registri digitali

La digitalizzazione dei documenti assume sempre maggiore diffusione anche per gli obblighi stabiliti dalla legge nei rapporti fra imprese , P.A. e fra imprese e PA; l’attuale disciplina dell’ assolvimento virtuale dell’ imposta di bollo per i documenti informatici , aventi rilevanza tributaria, è legata esclusivamente alle fatture elettroniche ed ai libri e registri e si realizza attraverso un adempimento annuale, il cui termine di scadenza appare chiaro, ma con alcuni punti oscuri in merito ai registri tenuti con modalità digitali stante l’esistenza di aspetti concatenati alla scritturazione e conservazione digitale .

COMMENTI

Gestione delle somme erariali iscritte a ruolo

La notifica delle cartelle esattoriali mette le imprese di fronte alla scelta da operare in merito alle modalità di pagamento delle stesse. Negli ultimi anni sono stati modificati i requisiti per la richiesta della dilazione ad Equitalia e, inoltre, sono stati introdotti la possibilità di procedere alla compensazione della cartella esattoriale mediante l’utilizzo di crediti fiscali nel Mod. F24 ovvero di procedere alla compensazione della cartella esattoriale con crediti commerciali certificati verso enti pubblici derivanti da somministrazioni , forniture ed appalti non ancora pagati all’ impresa da parte dell’ ente debitore . Nel presente intervento si analizzano le modalità per richiedere una dilazione del pagamento del ruolo , per effettuare la compensazione con crediti erariali (Iva, Ires, Irap, Irpef, ecc.) ovvero per estinguere le cartelle di pagamento già notificate alla data del 31.12.2015 mediante l’utilizzo dei crediti certificati verso la pubblica Amministrazione .

Società benefit

Il 1° gennaio scorso, a seguito dell’entrata in vigore della L. 28.12.2015, n. 208 (Legge di Stabilità 2016) sono state introdotte nel nostro ordinamento giuridico le cd. società benefit ovvero le società che, oltre all’attività economica «classica» operano anche per finalità non lucrative , di carattere sociale , culturale , benefico , ecc. Elemento costitutivo e fondamentale delle società benefit è, infatti, il raggiungimento di un « beneficio comune » anche se non in modo esclusivo, ma in abbinamento con l’ordinario scopo lucrativo. Secondo quanto previsto dal Legislatore, il perseguimento di detto beneficio comune deve essere esplicitamente dichiarato nello scopo della società e viene perseguito mediante una gestione volta al bilanciamento dell’ interesse dei soci con l’interesse di tutti gli altri soggetti coinvolti, direttamente o indirettamente, dall’attività delle società.

Amministratore di società

L’ atto con il quale l’ amministratore di una società dichiara di non voler fruire del compenso fa presupporre comunque la maturazione e il conseguimento giuridico di un credito che deve essere assoggettato a ritenuta fiscale . Per i giudici di legittimità di fronte a compensi di lavoro autonomo spettanti al socio, la rinuncia operata dal socio stesso presuppone logicamente la maturazione ed il conseguimento del credito vantato , con inevitabile soggezione al regime fiscale conseguente, in capo al socio creditore. In caso contrario si consentirebbe alla società di usufruire di accantonamenti fiscalmente dedotti nel corso dei singoli periodi di imposta che non scontano alcuna imposizione fiscale, sebbene producano l’ effetto ultimo di incrementare il costo della partecipazione e pertanto di generare reddito, che finirebbe per rimanere esente da imposizione. La Corte di Cassazione con la Ordinanza 26.1.2016, n. 1335 , ha analizzato la delicata questione della rinuncia da parte di un amministratore a percepire il trattamento di fine mandato: per i giudici di legittimità la rinuncia all’indennità di fine mandato da parte dei soci-amministratori, obbliga in ogni caso la società, nella sua qualità di sostituto di imposta , ad assoggettare tale indennità al relativo regine fiscale in capo al socio creditore.

Cessione dell'impresa familiare

L’impresa familiare mantiene sempre la propria natura individuale , e dunque resta imprenditore solo il titolare dell’impresa , che assume da sé i diritti e gli oneri, e, quindi, la piena responsabilità verso i terzi. In tal senso, le eventuali perdite conseguite vanno imputate esclusivamente al titolare dell’impresa familiare. Dunque, i redditi imputati ai collaboratori, in proporzione alle rispettive quote di partecipazione, non sono dei costi che incidono nella determinazione del reddito dell’impresa familiare, ma una ripartizione dell’ utile dell’impresa stessa. Il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo Studio n. 227/T pubblicato sul proprio sito internet il 4.3.2016, ha, in particolare, esaminato il caso della fuoriuscita del collaboratore dall’impresa, di cessazione dell’ impresa , di circolazione dell’ azienda per effetto di cessioni sia a titolo oneroso sia gratuito e conferimenti in società . In tale fattispecie, il Notariato, oltre a valutare l’impatto impositivo dell’eventuale trasferimento dei beni, spiega come considerare fiscalmente il diritto del familiare e l’eventuale liquidazione del medesimo, nel rapporto con l’imprenditore.

Nuovo giudizio di ottemperanza

L’art. 70, D.Lgs. 31.12.1992, n. 546 [CFF4721] – norma che consente al contribuente di esperire il giudizio di ottemperanza presso le commissioni tributarie , al fine di ottenere la concreta esecuzione della sentenza – è stato oggetto di riscrittura da parte del D.Lgs. 24.9.2015, n. 156, atteso che la scelta di attribuire immediata esecutività , per tutte le parti in causa, alle sentenze delle commissioni tributarie, ha portato il Legislatore a prevedere l’esperibilità del ricorso in ottemperanza, oltre che – come finora previsto – per le sentenze passate in giudicato , anche per altre fattispecie. In questo intervento analizziamo l’istituto nel suo complesso, avvalendoci anche delle indicazioni di prassi diramate (C.M. 29.12.2015, n. 38/E).

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