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L'ADEMPIMENTO DELLA SETTIMANA

Modello Unico PF 2016: principali oneri deducibili e detraibili

In alcuni casi la normativa fiscale concede, in sede di dichiarazione dei redditi, riduzioni dell’ Irpef ai contribuenti che hanno sostenuto particolari tipologie di spese di carattere personale e familiare. Si tratta sostanzialmente degli oneri deducibili , che servono a diminuire il reddito complessivo su cui si calcola successivamente l’ imposta lorda , e degli oneri detraibili , cioè le spese che danno diritto ad una detrazione d’imposta (attualmente nella misura del 19% ), che serve a ridurre direttamente l’ imposta lorda che si deve allo Stato. Per essere considerate nella dichiarazione dei redditi, le spese devono essere state effettivamente sostenute nel corso dell’ anno per il quale la dichiarazione stessa viene presentata, anche se le relative prestazioni sono eseguite in anni precedenti ( principio di cassa ). Gli oneri e le spese devono essere stati sostenuti dal contribuente , nel proprio interesse o, in taluni casi, nell’ interesse delle persone fiscalmente a carico . L’ art. 10, D.P.R. 22.12.1986, n. 917 [CFF5110] fornisce un’ elencazione degli oneri integralmente deducibili dal reddito complessivo lordo , mentre l’ art. 15 dello stesso D.P.R. [CFF5115] disciplina gli oneri detraibili . Con le CC.MM. 24.4.2015, n. 17 ; 2.3.2016, n. 3 , e 31.3.2016, n. 7 l’Agenzia delle Entrate ha fornito diversi chiarimenti su alcune questioni interpretative riguardanti gli oneri detraibili e deducibili in materia di Irpef.

COMMENTI

Regime fiscale dei lavoratori rimpatriati o impatriati

Nell’ambito dei processi di internazionalizzazione la capacità di uno Stato di incentivare stabilmente persone con capacità e competenze altamente qualificate rappresenta un’indubbia opportunità. Al fine di attirare in Italia persone in grado di contribuire alla crescita ed allo sviluppo economico del Paese mediante la valorizzazione delle esperienze umane , culturali e professionali , sono stati introdotti incentivi di natura fiscale che, caratterizzandosi per una minore tassazione dei redditi prodotti, sono finalizzati ad incentivare la stabile permanenza di tali soggetti nel territorio italiano. Le agevolazioni si applicano indipendentemente dalla nazionalità dei soggetti passivi ma in funzione del trasferimento della residenza nel territorio nazionale. In particolare i benefici sono rivolti a due categorie di soggetti: i soggetti impatriati , cioè persone straniere che, attirate da un regime fiscale di favore, scelgono di prestare la propria attività lavorativa nel territorio italiano ed i soggetti rimpatriati vale a dire persone italiane emigrate all’estero per motivi di lavoro o studio che rientrano pertanto in Italia. La L. 30.12.2010, n. 238 recante «Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia» ed il D.Lgs. 14.9.2015, n. 147 avente ad oggetto «Disposizioni recanti misure per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese» introducono agevolazioni fiscali a favore di tali tipologie di lavoratori.

«Ruling» internazionale

L’art. 1, D.Lgs. 147/2015 (cd. Decreto Crescita e Internazionalizzazione) ha previsto, per le imprese che esercitano un’ attività internazionale , la possibilità di stipulare accordi preventivi con l’ Erario con la finalità di rafforzare la cooperazione tra Amministrazione finanziaria e contribuente e garantire maggiore certezza agli investitori, nazionali e stranieri, che operano in Italia. A tal fine è stato introdotto nel D.P.R. 600/1973 il nuovo art. 31-ter [CFF6331b] (Accordi preventivi per le imprese con attività internazionale) che ha ampliato le fattispecie già oggetto del cd. ruling di standard internazionale di cui all’art. 8, D.L. 269/2003. L’entrata in vigore della nuova disciplina decorre dalla data di pubblicazione del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate previsto dal co. 6 dell’art. 31-ter, D.P.R. 600/1973 che disciplina le disposizioni attuative dell’istituto. In data 21.3.2016 è stato, in proposito, pubblicato il Provvedimento Agenzia delle Entrate prot. n. 2016/42295 che riporta le « Disposizioni per l’attuazione della disciplina degli accordi preventivi per le imprese con attività internazionale ».

Prestito vitalizio ipotecario

La L. 2.4.2015, n. 44, revisionando le norme sul prestito vitalizio ipotecario , rinviava per le disposizioni di attuazione, ad un successivo Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. Tale D.M. 22.12.2015, n. 226 veniva pubblicato in data 16.2.2016 nella Gazzetta Ufficiale (Serie generale del 16.2.2016, n. 38). Il prestito vitalizio ipotecario ha per oggetto la concessione da parte di banche o di intermediari finanziari di una somma di denaro a soggetti ultrasessantenni che garantiranno tale prestito con un’ipoteca di primo grado su un loro immobile residenziale. Il rimborso di tale finanziamento avverrà, in un’unica soluzione, solo dopo la morte del soggetto finanziato. I finanziatori possono chiedere l’estinzione del debito prima della morte del soggetto finanziato, solo ed esclusivamente nei casi e nelle formalità che comportano una significativa riduzione del valore di mercato dell’ immobile ipotecato.

Società a ristretta base azionaria

La legittimità della presunta distribuzione in capo ai soci degli utili non contabilizzati da parte delle società a ristretta base azionaria , che non abbiano optato per il regime di trasparenza di cui all’ art. 116, D.P.R. 22.12.1986, n. 917 [CFF5216] , è ormai consolidata , pur se per le società di capitali, di norma, vige, ai fini tributari, la netta divisione tra la società e i singoli soci. La posizione della giurisprudenza della Corte di Cassazione ha legittimato le rettifiche degli Uffici che hanno rimarcato che la separazione tra la posizione della società di capitali e quella dei soci non può costituire un muro invalicabile, per le società a ristretta base azionaria e/o familiare, quando risulti acclarata l'esistenza di maggiori utili , derivanti magari da ricavi non contabilizzati , e percepiti fuori bilancio .

Postergazione dei finanziamenti soci

La riforma del diritto societario ha lasciato aperto il fenomeno del finanziamento soci , che resta sostanzialmente privo di una propria regolamentazione di legge tanto da prestarsi alla possibilità di abusi da parte dei soci stessi, che tendono in larga misura a configurare gli apporti di denaro nelle casse della società come capitale di debito anziché di rischio, sia nella configurazione iniziale che nelle fasi successive. Sul tema dunque, la postergazione dei finanziamenti si configura una forma di tutela nei confronti dei terzi da parte della società.

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