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L'ADEMPIMENTO DELLA SETTIMANA

Reverse charge e split payment

Il D.Lgs. 24/2016 ha introdotto dal 2.5.2016 nuove fattispecie di applicazione del reverse charge . La C.M. 25.5.2016, n. 21/E ha fornito il proprio orientamento sui limiti di applicabilità dell’ inversione contabile stante la non chiara formulazione normativa in generale e in particolare quando il cessionario debitore d’imposta è un ente non commerciale . A questo si aggiunge la peculiarità di regole di esigibilità dell’ imposta differenti per gli enti non commerciali pubblici sottoposti alla disciplina dello split payment .

COMMENTI

Super ammortamento

L’Agenzia delle Entrate, dopo alcune prime precisazioni formulate con la C.M. 8.4.2016, n. 12/E, è tornata con la C.M. 26.5.2016, n. 23/E, ad occuparsi della disciplina introdotta dalla L. 28.12.2015, n. 208 (Legge di Stabilità 2016), con riguardo agli investimenti in beni materiali strumentali mobili nuovi , effettuati dal 15.10.2015 al 31.12.2016 . In primo luogo, è stato esaminato il presupposto soggettivo del beneficio, dal quale sono esclusi i contribuenti forfetari , per poi analizzare i profili maggiormente operativi, come l’individuazione delle operazioni e dei beni agevolabili e il relativo requisito temporale , nonché le modalità di fruizione del «super ammortamento». È stata, infine, precisata l’ irrilevanza di tale agevolazione in sede di determinazione di plusvalenze e minusvalenze , applicazione della disciplina delle società di comodo , elaborazione degli studi di settore e calcolo degli acconti .

IVA

Settore agricolo: nuove percentuali di compensazione 2016

In base al regime speciale previsto dall’art. 34, D.P.R. 26.10.1972, n. 633 [CFF234] , l’Iva dovuta dai produttori agricoli per le cessioni dei prodotti agricoli e ittici compresi nella Tabella A , Parte prima , allegata allo stesso decreto, viene determinata dalla differenza tra Iva addebitata ai clienti nelle aliquote ordinarie (4%, 10%, 22%) proprie dei singoli prodotti e Iva a credito , che deriva dall’ applicazione all’ imponibile delle stesse vendite di un’aliquota detta percentuale di compensazione . Si tratta, in sostanza, di una detrazione forfetizzata . In base al rinvio operato dal predetto art. 34, D.P.R. 633/1972, la percentuale di compensazione viene stabilita, distintamente per gruppi di prodotti agricoli , con decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro delle Politiche agricole. L’art. 1, co. 908, L. 28.12.2015, n. 208 (legge di Stabilità 2016) ha previsto che dal 2016 siano aumentate le percentuali di compensazione applicabili a taluni prodotti del settore lattiero-caseario , e, entro il limite di 20 milioni di euro di minori entrate, agli animali vivi della specie bovina e suina , in misura non superiore, rispettivamente, al 10%, al 7,7% e all'8%. In attuazione di tale previsione, è stato emanato in data 26.1.2016 il Decreto Interministeriale [CFF1872-1872a] che ha aggiornato le percentuali di compensazione dei suddetti gruppi di prodotti, incrementandole al 10% , al 7,65% e al 7,95% . La C.M. 6.5.2016, n. 19/E ha fornito i chiarimenti necessari, con particolare attenzione all’ ambito temporale di efficacia delle nuove disposizioni.

Detassazione dei premi di produttività

Il D.M. Lavoro e Politiche sociali 25.3.2016, pubblicato nel sito del Ministero medesimo (avviso nella G.U. del 4.5.2016) ha fissato le modalità di attuazione delle disposizioni agevolative in materia di detassazione dei premi di rendimento . L’ art. 1, co. 182-189, L. 28.12.2015, n. 208 (Legge di Stabilità 2016), dopo la sospensione nell’anno 2015 per mancanza di risorse finanziarie, ha reintrodotto , infatti, con riferimento al periodo d’imposta 2016 , l’applicazione della disciplina in materia di detassazione dei premi di rendimento corrisposti ai lavoratori dipendenti . L’ agevolazione consiste, nei limiti ed alle condizioni normativamente stabilite, nella detassazione dei redditi di lavoro dipendente derivanti dalla percezione di premi di rendimento per incremento della produttività . Tali somme, in particolare, sono assoggettate ad un’ imposta sostituiva delle imposte sui redditi e delle addizionali regionali e comunali fissata nella misura del 10% .

IVA

Esenzione dal pagamento del canone di fognatura e depurazione

L’ obbligatorietà della debenza del canone di fognatura e depurazione , in molte situazioni nelle quali l’utente non usufruisce del servizio , con particolare riferimento alla depurazione delle acque reflue , è stata oggetto di numerose ed autorevoli pronunce giurisprudenziali. A partire dal 4.10.2000 il canone in esame è considerato a tutti gli effetti un corrispettivo, dovuto solo sulla base di un contratto di utenza . La giurisprudenza di legittimità ha quindi dichiarato non dovuto il canone di depurazione fatturato in periodi successivi al 4.10.2000 , da enti locali privi di impianti di depurazione o con tali impianti non funzionanti. La Suprema Corte, infine, è recentemente intervenuta per confermare che se il servizio di fognatura e depurazione è istituito e funzionante , il diritto alla non corresponsione del relativo canone, anche in caso di mancato allaccio fognario , deve essere confrontato con le prevalenti finalità di tutela ambientale previste in ambito europeo .

Omessa dichiarazione di redditi «illeciti»

Per omessa dichiarazione di redditi provenienti da fonte illecita, i Giudici devono necessariamente pronunciarsi sulle sanzioni inflitte, parte integrante della domanda giudiziale del contribuente. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con Sentenza 24.2.2016, n. 3580. La Suprema Corte chiarisce, in particolare, gli obblighi del Giudice sul principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato . In particolare, viola il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato la decisione della Commissione tributaria regionale che non si pronunci sulla questione delle sanzioni irrogate per l’ omessa dichiarazione di redditi di fonte illecita che costituiva parte della domanda giudiziale del contribuente.

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