COMMENTI

Nuovo credito di imposta per gli investimenti

La Legge di Stabilità 2016 (L. 28 dicembre 2015, n. 208) ripropone una nuova edizione del credito di imposta per i nuovi investimenti realizzati dalle imprese con sede nelle Regioni del Mezzogiorno e in Abruzzo e Molise. Il beneficio dovrebbe rappresentare la prosecuzione del bonus investimento che ha visto appena conclusa la sua operatività nel mese di giugno 2015 (art. 18, D.L. 91/2014 [CFF8472a] , ma con notevoli differenze che lo rendono sicuramente più vicino a quello introdotto dalla legge finanziaria per il 2007 (L. 296/2006).

Riqualificazione energetica

Le agevolazioni fiscali a favore degli investimenti in efficienza energetica – introdotte dalla legge n. 296/2006 - si sostanziano in detrazioni di imposta, sia ai fini Irpef che Ires, concedibili nella misura massima del 65% delle spese ammissibili. Le tipologie di intervento ammissibili devono essere riconducibili a una delle categoria previste dalla norma: riqualificazione energetica degli edifici esistenti; installazione di pannelli solari; interventi sugli involucri di edifici; interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione. Per ciascuna categoria, è definito il limite massimo di agevolazione accordabile. La fruizione della detrazione è subordinata al rispetto di alcuni adempimenti formali e alla dimostrazione del possesso dell’immobile, oggetto dei lavori, in base ad un titolo idoneo quale proprietà, nuda proprietà, diritto reale, contratto di locazione (anche finanziaria), comodato.

Incentivi fiscali per il patrimonio culturale

Per i soggetti che effettuano erogazioni liberali a favore degli interventi di valorizzazione del patrimonio culturale, è prevista la concessione di un credito di imposta nella misura del 65% dell’importo delle donazioni effettuate in ciascun periodo di imposta. Il beneficio spetta sia ai soggetti titolari di reddito di impresa, sia alle persone fisiche e agli enti che non svolgono attività commerciale, nel rispetto dei limiti indicati dalla normativa.  Per la definizione delle modalità di effettuazione delle erogazioni, si richiama quanto stabilito da precedenti documenti di prassi dell’Amministrazione finanziaria. Sono, pertanto, validi i versamenti effettuati per il tramite della banca, della posta, nonché gli altri sistemi di pagamento, come carte di credito e di debito (comprese le prepagate), assegni bancari e circolari.

Agevolazioni fiscali per le imprese turistiche

Il credito di imposta a sostegno della digitalizzazione del comparto ricettivo è destinato alle imprese turistiche che sostengono spese per l'acquisto di sistemi wi-fi, di programmi e sistemi informatici per la vendita diretta di servizi e pernottamento, di spazi pubblicitari per la promozione del prodotto turistico su siti e piattaforme informatiche, per la consulenza specialistica e la realizzazione di siti web. Il beneficio è pari al 30% dei costi ammissibili ed è riconoscibile fino all'importo massimo complessivo di € 12.500. Le imprese alberghiere, esistenti all'1.1.2012, potranno, invece, contare su un ulteriore credito di imposta, sempre nella misura del 30% e fino a un massimo di € 200.000, per gli interventi diretti alla ristrutturazione edilizia e all'eliminazione delle barriere architettoniche, all'incremento dell'efficienza energetica e all'acquisto di mobili e complementi d'arredo. Le spese agevolabili devono essere sostenute nei periodi d'imposta 2014, 2015 e 2016.

Investimenti per i Siti di Interesse Nazionale (SIN)

Il bonus spetta a fronte degli investimenti in fabbricati, dell’acquisto di macchinari, impianti, attrezzature, software e brevetti. Le percentuali di aiuto sono diversamente determinate a seconda della localizzazione dell’unità produttiva e della dimensione dell’impresa richiedente. Le modalità e i termini di presentazione delle istanze di concessione del credito d’imposta per i nuovi investimenti a favore delle imprese sottoscrittrici di accordi di programma nei Siti di interesse nazionale (ex art. 252-bis, D.Lgs. 3/04/2006, n. 152 ) sono state fissate con decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese del 18 maggio 2015. Le domande potranno essere inoltrate, esclusivamente via PEC, solo se precedentemente l’impresa interessata ha provveduto alla presentazione dell’istanza di prenotazione delle risorse, ottenendo comunicazione positiva. Per gli investimenti realizzati nel periodo di imposta in corso alla data del 31/12/2015, la data iniziale per la presentazione delle domande è stata fissata al 2 gennaio 2016.

Credito di imposta nel settore agricolo e agroalimentare

Per il settore agricolo sono operativi due distinti crediti di imposta concedibili a fronte degli investimenti in e-commerce e degli interventi inerenti progetti di rete già esistenti o di nuova costituzione. I soggetti beneficiari sono individuabili, in entrambi i casi, nelle imprese agricole di qualsiasi dimensione e nelle imprese agroalimentari di piccola e media dimensione. Il credito di imposta per l'e-commerce, pari al 40% delle spese sostenute e ritenute ammissibili, potrà essere riconosciuto fino all'importo massimo di € 50.000. Il secondo bonus fiscale, sempre pari al 40% degli investimenti ammissibili, spetterà, invece, fino a € 400.000. Il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha fornito i necessari chiarimenti per la fruizione dei crediti di imposta con due distinte circolari dell'8 ottobre 2015.

Bonus ricerca e sviluppo

Il bonus fiscale per le spese in Ricerca e Sviluppo è disciplinato d all'art. 3, D.L. 145/2013. La sintesi dell'agevolazione prevede, per ognuno dei periodi in corso da quello successivo al 31 dicembre 2014 e fino a tutto il 31 dicembre 2019, la concessione di un credito d'imposta per le imprese, a prescindere dal loro fatturato, forma giuridica, settore economico e regime contabile adottato, a fronte di specifici investimenti da queste effettuati. Nel dettaglio, l'incentivo premia le spese in ricerca e sviluppo, a fronte delle quali è attribuito un bonus fiscale del 25 %, calcolato sull'incremento rispetto alla media delle spese sostenute per i medesimi investimenti nei tre periodi d'imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015. La percentuale di agevolazione sale al 50% in relazione alle spese sostenute per il personale "altamente qualificato" e per quelle relative a contratti di ricerca c.d. extra muros, ossia in forza di contratti con Università, enti di ricerca e altre imprese, comprese le start up innovative. La norma fissa un tetto massimo di agevolazione concedibile per beneficiario, individuato in 5 milioni di euro, e un valore minimo di spesa, stabilito in 30.000 euro.

Patent box

Il regime opzionale di tassazione agevolata - c.d. "Patent Box" - ha ad oggetto i redditi derivanti dall'utilizzo di opere dell'ingegno, di brevetti industriali, di marchi, di disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili, con lo scopo di incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo. La disposizione agevolativa prevede, per tutti i soggetti titolari di reddito d'impresa, inclusi i soggetti non residenti con stabile organizzazione nel territorio dello Stato, a condizione che siano residenti in Paesi con i quali è in vigore un accordo per evitare la doppia imposizione e con i quali lo scambio è effettivo, la parziale detassazione dei proventi derivanti dallo sfruttamento dei citati beni immateriali, sul modello di altri Stati europei e in coerenza con standard internazionali condivisi. In buona sostanza, attraverso tale intervento, il legislatore ha inteso premiare le imprese che svolgono attività idonee ad accrescere il valore di un bene immateriale nel nostro Paese sostenendo i relativi costi, ispirandosi anche ai principi elaborati in ambito OCSE con riferimento alla disciplina fiscale prevista per la tassazione dei proventi derivanti dall'utilizzo dei beni immateriali.

Start up innovative e Pmi innovative

Possono qualificarsi come start up innovative le società di capitali, costituite anche in forma cooperativa, residenti in Italia, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione. Tuttavia, a seguito della modifica introdotta dall 'art. 4, co. 11, lett. b), D.L. 24 gennaio 2015, n. 3 , possono considerarsi tali anche le imprese residenti in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbiano una sede produttiva o una filiale in Italia. Le società devono, inoltre, rispondere a una serie di condizioni inerenti diversi aspetti, tra cui la compagine societaria, il valore della produzione, l'oggetto sociale.

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