RUBRICHE

L'ADEMPIMENTO DELLA SETTIMANA

Il ravvedimento della dichiarazione dei redditi

Se il contribuente si avvede di non aver fornito tutti gli elementi da indicare nella dichiarazione e l’ integrazione o la rettifica comportano delle differenze questi deve presentare una nuova dichiarazione completa in tutta le sue parti che sostituisce in tutto e per tutto il modello originariamente inviato. La dichiarazione integrativa « a favore » è quella che si presenta qualora in quella originaria siano stati commessi errori che hanno comportato un maggiore versamento o un minor credito spettante. In tal caso, il contribuente ha interesse a presentare la dichiarazione per recuperare quanto versato in eccedenza o per evidenziare un maggior credito e non deve pagare alcuna sanzione . Viceversa in ipotesi di presentazione di una dichiarazione « pro Fisco » (con minor credito o maggior debito erariale) è prevista l’applicazione, alternativamente, di due diversi tipi di sanzione: quella del 30%  delle maggiori imposte dovute o del minor credito generato, in caso di errori rilevabili in sede di applicazione degli artt. 36-bis e 36-ter, D.P.R. 600/1973 [CFF6336a e 6336b] ; la sanzione del 90%  delle maggiori imposte o del minor credito generato, in caso di errori rilevabili in sede di accertamento (omessa e/o errata indicazione di redditi).

COMMENTI

IVA

Estromissione/ assegnazione degli immobili societari

Affrontiamo il complesso tema della base imponibile Iva nei casi di fuoriuscita del bene dal patrimonio aziendale , ma per scopi extra-imprenditoriali . La problematica è non solo di interesse generale, ma richiede particolare attenzione in vista dell’effettuazione delle operazioni di assegnazione di beni (specie immobiliari) a seguito della possibilità offerta dall’ art. 1, co. 121, L. 28.12.2015, n. 208 (Legge di Stabilità 2016), la quale ha agevolato la fuoriuscita di beni aziendali dal punto di vista delle imposte dirette e delle imposte indirette di trasferimento, senza nessuna agevolazione dal punto di vista Iva . Dati i rilevanti importi in gioco, un’errata quantificazione del debito Iva può sfociare in contenziosi importanti.

Società non operative e computo della media triennale

L’applicazione della disciplina delle «società di comodo» e del conseguente «test di operatività» implica il confronto fra i ricavi effettivamente conseguiti dalla società e quelli determinati in funzione del suo attivo patrimoniale, entrambi assunti quale valore medio del triennio , essendo per altro irrilevante che, nel periodo di imposta oggetto di accertamento, i ricavi effettivi superino quelli minimi. Per la società che non superi l’indicato test, la determinazione del reddito (e del valore della produzione Irap) minimo deve essere effettuata sulla base di precisi criteri di legge, prescindendo completamente da ogni margine di discrezionalità ( Corte di Cassazione, 5.7.2016, n. 13699 ).

Crisi da sovraindebitamento

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti ha pubblicato, in data 31.3.2016, il documento « La relazione del Gestore della Crisi al piano del consumatore – Struttura e contenuto », al fine di esaminare la complessa attività che deve essere svolta dal professionista in funzione della predisposizione dell’atto particolareggiato disposto dall’ art. 9, co. 3-bis, L. 27.1.2012, n. 3 . In particolare, sono state illustrate le principali sezioni di cui si deve comporre la relazione: l’indicazione dei presupposti di ammissibilità, le dichiarazioni preliminari, la narrazione dei fatti e delle notizie, le valutazioni del professionista incaricato e le attestazioni.

Servizi di elaborazione dei pagamenti con carta di credito o di debito

Il servizio di elaborazione dei pagamenti attraverso una carta di credito o di debito , prestato da un soggetto passivo Iva nell’ambito della cessione di biglietti del cinema effettuata in nome e per conto di un altro soggetto , e consistente nella trasmissione di dati finanziari alle banche coinvolte nell’operazione, non rientra tra le operazioni relative ai pagamenti e ai giroconti , e pertanto fuoriesce dalle ipotesi di esenzione di cui all’ art. 135 della Direttiva 2006/112/CE . Queste sono le conclusioni cui è giunta la Corte di Giustizia Ue con la Sentenza 26.5.2016 , in esito alla causa C-607/14 . Il presente contributo prende in esame le riflessioni della Corte di Giustizia, che in sostanza ha qualificato il servizio in parola come un’ attività tecnica e amministrativa che consente di raccogliere informazioni relative al pagamento.

Omesse ritenute previdenziali

In materia di lavoro e previdenza, il recente D.Lgs. 15.1.2016, n. 8 (entrato in vigore il 6.2.2016), attuativo della L. 28.4.2014, n. 67, ha disposto, con il fine di semplificare il contenzioso, la depenalizzazione di alcune ipotesi di reato con trasformazione in illeciti amministrativi . Nello specifico, l’art. 2, co. 1-bis, D.L. 12.9.1983, n. 463, come sostituito dall’art. 3, co. 6, del citato D.Lgs. 8/2016, ha parzialmente depenalizzato il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali introducendo due fattispecie sanzionatorie in funzione dell’importo dell’omissione: la sanzione penale della reclusione fino a 3 anni congiunta alla multa fino a € 1.032 per gli omessi versamenti di importo superiore a € 10.000 e la sanzione amministrativa pecuniaria da € 10.000 a € 50.000 per gli importi omessi inferiori a tale soglia. L’Inps, con il Messaggio 22.2.2016, n. 804, aveva fornito le prime indicazioni operative . La Circolare 5.7.2016, n. 121, compendia il quadro normativo ed operativo conseguente la modifica legislativa , illustrando il regime intertemporale applicabile alle violazioni commesse prima dell’entrata in vigore della norma, le modalità di determinazione della soglia sotto cui scatta la depenalizzazione , la gestione delle violazioni in corso di accertamento nonché i procedimenti di contestazione nelle ipotesi di omissione inferiore o superiore a € 10.000.

loader