RUBRICHE

L'ADEMPIMENTO DELLA SETTIMANA

Rottamazione dei ruoli

A seguito dell’emanazione del D.L. 22.10.2016, n. 193 ( G.U. 24.10.2016, n. 249), i contribuenti possono procedere alla cd. « rottamazione delle cartelle di pagamento » ottenendo significative riduzioni nell’estinzione dei propri debiti presso l’ agente della riscossione . I benefici non sono però ottenibili per tutti i carichi e vi sono dubbi in merito alla possibilità di applicare la definizione ad alcune fattispecie o comunque sulla convenienza . È dunque necessario un intervento di chiarimento sulle casistiche dubbie che consenta una corretta valutazione delle opportunità ai contribuenti interessati, oltre che sul perfezionamento delle procedure operative per la presentazione delle istanze.

Gestione della Pec: obbligo di diligenza per le società

La posta elettronica certificata ( Pec ) rappresenta l’ innovazione nell’ambito della comunicazione tra persone , imprese , pubbliche Amministrazioni e professionisti . Negli ultimi anni, il Legislatore ha imposto l’obbligo di munirsi di un indirizzo Pec alle società , ai professionisti e, da ultimo con il D.Lgs. 17.7.2016, n. 135, ai revisori legali e alle società di revisione legale . In tale ambito, recentemente la Corte di Cassazione , con la Sentenza 7.7.2016, n. 13917 , ha fissato un interessante principio: è onere della parte che eserciti l’attività d’impresa, normativamente obbligata a munirsi e a comunicare al Registro delle imprese il suo indirizzo di posta elettronica certificata, assicurarsi del corretto funzionamento della propria casella postale certificata , anche delegando tale controllo , manutenzione o assistenza a persone esperte del ramo. Inoltre, è da considerarsi « normale » diligenza , e quindi onere per le società , verificare costantemente tutti i messaggi ricevuti nella casella Pec, anche se archiviati come indesiderati e dotarsi di adeguati sistemi anti-intrusione .

COMMENTI

Plusvalenze su lease back ripartite in base al contratto

Secondo la Corte di Cassazione, Sentenza 35294/2016 , il trattamento fiscale della plusvalenza derivante da un lease back deve seguire quello contabile e, quindi, va ripartita in funzione della durata del contratto di leasing . In particolare, nel silenzio del Legislatore fiscale ed in assenza di una specifica norma tributaria derogatoria dei principi generali di derivazione e di competenza, l’ imputazione del componente reddituale in funzione del contratto « è l’unico espressamente previsto e non v’è ragione alcuna per disattenderlo, visto che quando l’ha voluto il legislatore tributario ha espressamente rimodellato a proprio uso e consumo i corrispondenti istituti del diritto civile e commerciale ».

Credito d'imposta R&S

Con un proprio documento amministrativo Confindustria si è nuovamente occupata del credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo ; l’art. 1, co. 35, L. 23.12.2014, n. 190 (cd. Legge di Stabilità 2016) ha ridefinito il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo introdotto dall’art. 3, D.L. 23.12.2013, n. 145 [CFF8469] (cd. Decreto Destinazione Italia); credito d’imposta che, come è noto, non ha conosciuto effettiva operatività a causa della mancata emanazione del relativo decreto attuativo . Il credito d’imposta ha generato tra gli operatori del settore diversi dubbi interpretativi che sono stati risolti con un documento di prassi emanato dall’Agenzia delle Entrate ( C.M. 16.3.2016, n. 5/E) ; la circolare in commento di Confindustria, segnala ulteriori problematiche emerse in sede di applicazione del beneficio , auspicando, su vari punti, un ulteriore intervento da parte dell’Agenzia delle Entrate per risolvere le questioni ancora aperte.

Utilizzo del car sharing da parte dei dipendenti

Si tratta della questione del concorso alla determinazione dei redditi di lavoro dipendente del rimborso spese erogato dal datore di lavoro per il servizio di car sharing utilizzato dal dipendente, in occasione di trasferte effettuate nell’ambito del territorio comunale in cui è ubicata la sede di lavoro dell’ impresa , a seguito della presentazione della fattura emessa dalla società di car sharing . In particolare, è stato chiesto l’intervento dell’Agenzia delle Entrate nel caso in cui la fattura emessa dalla società di car sharing non sia intestata al datore di lavoro che autorizza i propri dipendenti ad effettuare le trasferte infracomunal i ma al solo dipendente utilizzatore. L’Agenzia delle Entrate si è espressa con la R.M. 28.9.2016, n. 83/E , con cui ha chiarito che il servizio di car sharing fruito nell’ambito del territorio comunale rappresenta una possibile alternativa più evoluta rispetto ai tradizionali mezzi di trasporto con vettore come il taxi o l’ autobus . Qualora i rimborsi spese per le trasferte effettuate dentro il territorio del comune in cui è ubicata la sede di lavoro risultino debitamente ed idoneamente documentati, è consentito escluderli dalla formazione del reddito di lavoro dipendente , anche nell’ipotesi di utilizzo incrociato, in base al disposto dell’art. 51, co. 5, D.P.R. 917/1986 [CFF5151] .

Motivazione «per relationem»: «revirement» della Cassazione?

Con la Sentenza 21.6.2016, n. 12794 , la Corte di Cassazione, tornata nuovamente sul tema degli avvisi di accertamento motivati per relationem ai processi verbali della Guardia di finanza , pur non negando validità al principio della motivazione per relationem , ha stabilito che, in tema di accertamento tributario , incombe sull’ Amministrazione finanziaria l’ attività accertativa ai sensi del combinato disposto degli artt. 52 e 53 , D.P.R. 26.10.1972, n. 633 [CFF252 e 253] , anche avvalendosi della collaborazione della Polizia tributaria. Va considerato, infatti, che con la sentenza non è sollecitata un’ ulteriore attività istruttoria da parte dell’Ufficio, ma è rimarcata la necessità che questo provveda ad espletare una funzione valutativa ed estimativa consistente nella qualificazione giuridica di rapporti, atti o documenti, cioè dei fatti rilevati dall’ organo investigativo , escludendo che ciò possa essere integrato dal rinvio acritico ad un verbale della Guardia di finanza . In tal senso viene valorizzata anche la recente Sentenza n. 4350/2016.

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