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Iva con l'estero: quadro normativo

In questi ultimi anni, il legislatore nazionale è intervenuto in più occasioni per modificare le regole di funzionamento delle operazioni con l'estero in ambito Iva, al fine di recepire numerose direttive comunitarie emanate con lo scopo di armonizzare le regole di funzionamento del tributo nei diversi Stati appartenenti alla Ue. Nel prosieguo del presente focus verranno esaminate le principali novità legislative intervenute, nonché i principali e significativi chiarimenti di prassi e giurisprudenziali a commento delle novità di cui trattasi.

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Requisito territoriale per le prestazioni di servizi

La legislazione comunitaria in materia di territorialità dei servizi prevede una regola generale, oggi contenuta nell'art. 7-ter, D.P.R. 633/1972, in virtù della quale le prestazioni di servizi se rese a favore di un soggetto passivo che agisce in quanto tale (prestazioni B2B), si considerano effettuate nello Stato di stabilimento del committente; diversamente, se rese a favore di un committente non soggetto passivo (prestazioni B2C), le prestazioni di cui trattasi si considerano effettuate nello Stato di stabilimento del prestatore. La suddetta regola generale subisce delle deroghe, contenute negli artt. da 7-quater a 7-septies, dello stesso D.P.R. 633/1972, in cui sono elencate una serie di prestazioni di servizi cd. "battezzate", il cui criterio di rilevanza territoriale diverge da quello contenuto nell'art. 7-ter, e può coincidere con il luogo di materiale esecuzione della prestazione, con quello di ubicazione dell'immobile, ecc.

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Regime speciale del Moss

La territorialità Iva per i servizi di telecomunicazione e teleradiodiffusione è disciplinata, a decorrere dall'1.1.2015, dal novellato art. 7-sexies, lett. g), D.P.R. 633/1972 secondo cui le prestazioni dei servizi di cui trattasi si considerano effettuate nello Stato membro del consumatore finale e non in quello del prestatore. Tuttavia, per evitare che il prestatore dei servizi in argomento debba necessariamente identificarsi (direttamente o tramite rappresentante fiscale) in tutti i Paesi membri dell'UE in cui abbia effettuato le prestazioni in argomento, quest'ultimo può avvalersi, ancorché soltanto facoltativamente, del regime del MOSS ("Mini One Stop Shop"), di cui all'art. 74-sexies, D.P.R. 633/1972.

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Scambi intracomunitari ed iscrizione al Vies

L'art. 1 co. 326, L. 228/2012 ha introdotto rilevanti modifiche all'impianto normativo delle disposizioni concernenti le operazioni afferenti gli scambi intracomunitari di beni (momento di effettuazione degli acquisti e delle cessioni intracomunitarie, termine di registrazione delle fatture relative alle cessioni ed agli acquisti intracomunitari ecc..). In tale contesto normativo è intervenuto l'art. 13, L. 115/2015 (in vigore dal 18 agosto 2015), introducendo alcune modifiche alla normativa nazionale relativa agli acquisti intracomunitari e delle cessioni intracomunitarie non imponibili "con riferimento alle operazioni di trasferimento di beni tra Stati membri per l'effettuazione di perizie o di operazioni di perfezionamento o di manipolazioni usuali" di cui agli artt. 38, co. 5, lett. a) e 41, co. 3, D.L. 331/1993.

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Disciplina dei depositi Iva

Con la C.M. 24.3.2015, n. 12/E, l'Agenzia delle Entrate ha illustrato compiutamente l'intera disciplina dei depositi Iva (tipologie di beni che possono essere immessi nel deposito Iva, soggetti abilitati alla gestione del deposito, operazioni agevolate, base imponibile delle operazioni, controlli sulla gestione dei depositi ecc.), anche alla luce del contenuto della sentenza della Corte di Giustizia Ue del 17 luglio 2014 (Causa C-272/13). In particolare, l'Agenzia si è soffermata sulle conseguenze derivanti dal contenuto della citata sentenza della Corte di Giustizia, ribadendo l'impossibilità di utilizzare i depositi Iva in modo "virtuale" (vale a dire in modalità meramente "contabile"), prescindendo dall'introduzione fisica della merce nel deposito.

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