RUBRICHE

L'ADEMPIMENTO DELLA SETTIMANA

Regolamento Ue sulla privacy

I principi e gli obblighi in materia di protezione dei dati sono spesso applicati in modo insufficiente a livello di misure e pratiche interne sostanziali. Il Regolamento europeo introduce un approccio nuovo , basato sul rischio nel trattamento dei dati personali; adempimenti e misure da graduare (in funzione anche dei costi) sulla base di principi generali ed in relazione alla «pericolosità» dei dati personali . Il Regolamento di fatto obbliga a ripensare ai trattamenti in essere, a verificare l’impostazione dei sistemi e degli strumenti di trattamento. Appare inderogabile un vero e proprio salto di qualità: da un approccio teorico e formale ad un approccio sostanziale e pratico che tenga conto dei rischi connessi al trattamento e dei tipi di dati trattati e che valorizzi la capacità di prevenire e gestire gli incidenti . Il 25.5.2018 , data di piena applicabilità del Regolamento europeo, sembra lontano ma risulta molto vicino se si pensa alle azioni ed alle misure che il nuovo principio di responsabilità richiede di mettere in atto per garantire che i principi e gli obblighi stabiliti nel Regolamento siano rispettati e per dimostrare tale osservanza, su richiesta, alle Autorità di controllo. Una breve guida per adeguarsi, anche alla luce dei recenti consigli del Garante diramati nella Guida all'applicazione del Regolamento Ue 2016/679 in materia di protezione dei dati personali si propone di offrire un panorama delle principali problematiche che imprese e soggetti pubblici dovranno tenere presenti in vista della piena applicazione del Regolamento, prevista il 25.5.2018.

COMMENTI

Nuovi vincoli in tema di compensazione

In sede di conversione attraverso la L. 21.6.2017, n. 96, il D.L. 24.4.2017, n. 50 ha imposto nuovi e più rigidi vincoli al fine di scoraggiare l’ indebita compensazione di crediti fiscali . In particolare, tra le modifiche dell’ultima ora, si segnala innanzitutto la riduzione da 15.000 a € 5.000 della soglia annua rilevante ai fini dell'apposizione del visto di conformità in relazione all'utilizzo in compensazione orizzontale dei crediti per i crediti IVA sia annuali che trimestrali, oltre che per le imposte sui redditi (Irpef e Ires) e le relative addizionali, per le imposte sostitutive delle imposte sul reddito, per l'Irap e per le ritenute alla fonte. Assume inoltre rilievo la possibile compensazione dei crediti Iva per importo superiore a € 5.000 annui o trimestrali a partire dal 10° giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale o del Mod. TR e non più dal 16° giorno del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell’istanza. Infine, è da sottolineare l' obbligo per i titolari di partita Iva di trasmettere esclusivamente attraverso i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate - Entratel o Fisconline - i Modd. F24 che riportino compensazioni orizzontali, di qualsiasi importo, di crediti relativi a imposte sui redditi e relative addizionali, a ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito, all'Irap, all'Iva e/o a crediti derivanti da agevolazioni da indicare nel Quadro RU della dichiarazione dei redditi.

IVA

Cessazione delle partite Iva ed esclusione dall'archivio Vies

Con il Provv. 12.6.2017, n. 110418 , l’Agenzia delle Entrate ha individuato i criteri e le modalità di cessazione della partita Iva e di esclusione dell’operatore dalla banca dati Vies , in attuazione di quanto previsto dall’art. 35, co. 15-bis, D.P.R. 633/1972 [CFF235] . Secondo quest’ultima disposizione del Decreto Iva, in presenza di specifici profili di rischio , spetta all’Agenzia delle Entrate adottare un provvedimento di cessazione della partita Iva (indebitamente richiesta e mantenuta) e conseguentemente procedere alla cancellazione d’ufficio della stessa dalla banca dati Vies . L’Associazione nazionale Commercialisti (Comunicato stampa 13.6.2017) ha commentato criticamente il provvedimento in esame poiché, nonostante l’adozione dello stesso, permangono ancora talune perplessità sulla legittimità della procedura di iscrizione al Vies quale presupposto per l’operatività in ambito intracomunitario dei soggetti passivi d’imposta italiani.

Regimi agevolativi per chi rientra in Italia

Nel presente articolo si intende ripercorrere le diverse misure attualmente in vigore finalizzate ad agevolare le persone fisiche che trasferiscono la residenza in Italia per svolgervi o meno un’attività di lavoro. In particolare, verranno analizzate, ripercorrendo anche i chiarimenti forniti dall’Amministrazione finanziaria nella C.M. 23.5.2017, n. 17/E, le misure agevolative rivolte a docenti e ricercatori di cui all’art. 44, D.L. 31.5.2010, n. 78, conv. con modif. dalla L. 30.7.2010, n. 122 [CFF6231e] , agli impatriati di cui all’art. 16, D.Lgs. 14.9.2015, n. 147 [CFF6272e] , ai contro-esodati di cui alla L. 30.12.2010, n. 238 [CFF6237] e ai neo residenti di cui all’art. 24-bis, D.P.R. 22.12.1986, n. 917 [CFF5124a] .

IVA

Prestazioni sanitarie rese dalle farmacie

L'Agenzia delle Entrate con R.M. 12.5.2017, n. 60/E ha fornito chiarimenti sul corretto trattamento ai fini Iva di alcune prestazioni rese all' interno delle farmacie e in relazione agli obblighi di certificazione applicabili per consentire ai destinatari di tali servizi la deduzione o la detrazione delle relative spese. In particolare, per quanto riguarda il regime Iva , l'Agenzia delle Entrate chiarisce che l' esenzione ai sensi dell'art. 10, D.P.R. 26.10.1972, n. 633 [CFF210] , è subordinata al duplice requisito della natura della prestazione (diagnosi, cura e riabilitazione) e di colui che la rende (soggetti abilitati all'esercizio della professione). Ne consegue che il venir meno di uno dei due requisiti comporta il venir meno anche dell' esenzione . Per quanto riguarda la certificazione dei corrispetti vi , il citato documento di prassi chiarisce che le prestazion i rese all'interno delle farmacie potranno essere documentate con lo scontrino fiscale parlante , che contiene la specificazione di natura, qualità e quantità dei servizi prestati, e l'indicazione del codice fiscale del destinatario, in linea con quanto disposto per la certificazione dell'acquisto di medicinali.

Vendita di immobili ed esercizio di impresa

Non è imprenditore edile il contribuente che vende alcuni immobili: ecco perché l’Irpef e l’Iva non possono essere accertate sulla base di presunzioni « supersemplici », essendo necessari da parte dell’ufficio qualche elemento concreto e soprattutto la verifica del requisito della professione abituale. È quanto sancito dalla Corte di Cassazione con ordinanza 8982/2017, accogliendo il ricorso del contribuente. In sostanza, la cessione di alcuni immobili da parte di un contribuente « non imprenditore » non giustifica l’accertamento del reddito con metodo induttivo , a meno che non sia riconducibile a un’attività economica caratterizzata da professionalità abituale. Si deve ritenere, viene specificato in motivazione, che la nozione civilistica e quella tributaristica di «imprenditore commerciale» divergano per un aspetto essenziale, ossia quello della necessità dell'organizzazione, essendo tale requisito indispensabile per il diritto civile, ma non per quello tributario, ai fini del quale è sufficiente la « professionalità abituale » dell' attività economica , anche senza l’« esclusività » della stessa. 

Appello notificato a mezzo Pec

La notifica dell’atto di appello innanzi alla Commissione Tributaria Regionale espletata a mezzo Pec è da ritenersi inammissibile , non essendo regolamentata e consentita nel processo tributario ratione temporis la notificazione degli atti processuali tributari attraverso Posta elettronica certificata. Pertanto, la notifica eseguita a mezzo Pec deve intendersi inesistente . Ciò è quanto ha disposto la Commissione tributaria regionale del Lazio- Roma con la Sentenza 10.1.2017, n. 2 . Si tratta di un orientamento giurisprudenziale palesato da molti giudici di merito (Ctr Bologna, Sent. 2065/1/15; Ctr Campania, Sent. 395/13) a cui ha fatto seguito la posizione assunta sulla questione dalla stessa Corte di Cassazione , che pure ha confermato l’ inidoneità della notifica a mezzo Pecdi un atto processuale-tributario. L’ultima pronuncia degli Ermellini in tal senso è riconducibile alla Sentenza 12.9.2016, n. 17941 in occasione della quale i giudici di legittimità hanno espressamente sancito l’ inidoneità della notificazione effettuata a mezzo Pec dal difensore finalizzata a fare decorrere il termine breve d’impugnazione.

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