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Reverse charge interno

Ai fini antievasivi (e nei limiti previsti dalla Direttiva 2006/112/CE in materia di Iva), il meccanismo dell'inversione contabile è stato esteso, nel corso degli anni, a specifiche operazioni effettuate nel territorio dello Stato, meglio disciplinate nel contesto dell'art. 17, co. 5 e 6, del D.P.R. 633/1972 e art. 74, co. 7 e 8, del medesimo decreto (cd. «reverse charge interno»). L'applicazione del «reverse charge», in virtù delle sue particolari caratteristiche, impone il rispetto di una serie di specifici obblighi e adempimenti, inerenti alle modalità di fatturazione, la modalità di registrazione della fattura, nonché la compilazione della dichiarazione Iva annuale.

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Reverse charge esterno

La disciplina del reverse charge cd. «esterno» è normata dall'art. 17, co. 2, del D.P.R. 633/1972, che prevede l'applicazione del meccanismo dell'inversione contabile a tutte le operazioni territorialmente rilevanti in Italia, effettuate da soggetti non residenti e privi di stabile organizzazione in Italia nei confronti di soggetti passivi d'imposta stabiliti nel territorio dello Stato. Peraltro, ai sensi del combinato disposto dell'art. 50-bis, co. 6, del D.P.R. 331/1993, e dell'art. 17, co. 2, del D.P.R. 633/1972, il meccanismo del reverse charge si applica anche in caso di estrazione dal deposito Iva di beni di provenienza intra Ue, mediante integrazione della fattura di acquisto.

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Reverse charge - Regime sanzionatorio

Con la C.M. 12.5.2017, n. 16 l'Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito alle sanzioni irrogabili in caso di errata applicazione del meccanismo del «reverse charge», così come riformate dal D.Lgs. 158/2015. La nuova disciplina sanzionatoria – sebbene sia in vigore dall' 1.1.2016 – trova applicazione, per il principio del favor rei, anche per le violazioni commesse fino al 31.12.2015 per le quali non siano stati emessi atti che si sono resi «definitivi» anteriormente all'1.1.2016.

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Split payment

L'art. 1, co. 629, lett. b), della L. 23.12.2014, n. 190 ha inserito, all'interno del D.P.R. 633/1972, il nuovo art. 17-ter (cd. meccanismo dello «split payment o della «scissione dei pagamenti»), in virtù del quale per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti degli enti pubblici, per i quali queste non siano debitori d'imposta (ossia per le operazioni non assoggettate al regime di «reverse charge»), l'Iva addebitata dal fornitore nelle corrispondenti fatture deve essere versata dall'ente cessionario o committente direttamente all'Erario, anziché dal cedente o prestatore del bene o del servizio.

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Split payment - Adempimenti

Affinché il meccanismo dello «split payment» si concretizzi, è necessario che il cedente (o prestatore) emetta al committente P.A. la fattura in formato elettronico avendo cura di indicare nel documento - oltre alla base imponibile, all'aliquota Iva applicabile e l'ammontare dell'imposta - anche la specifica annotazione «scissione dei pagamenti» ed, eventualmente, il riferimento all'art. 17-ter del D.P.R. 633/1972. Il meccanismo della «scissione dei pagamenti» non fa venire meno, in capo al cedente o prestatore, la qualifica di debitore dell'imposta in relazione all'operazione posta in essere nei confronti della P.A.: conseguentemente il fornitore è tenuto all'osservanza degli obblighi previsti dal D.P.R. 633/1972, connessi all'applicazione dell'Iva nei modi ordinari.

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Rimborso e compensazione del credito Iva

L'applicazione del meccanismo del «reverse charge» e dello «split payment» conduce ad una inevitabile posizione di credito strutturale dei cedenti o prestatori. Questi ultimi, infatti, a fronte di operazioni attive con emissione di fatture senza addebito dell'imposta, sostengono acquisti con addebito dell'Iva, e dunque con il relativo diritto alla detrazione (salvo l'applicazione del pro-rata o altre cause di in detraibilità). Al fine di scongiurare gli effetti finanziari negativi che potrebbero derivare dal venir meno del diritto di rivalsa, il contribuente che ha maturato un credito Iva, fermo restando il diritto di utilizzare lo stesso in compensazione (seppur con le stringenti limitazioni introdotte dal D.L. 24.4.2017, n. 50), può avvalersi della facoltà di richiedere la restituzione dell'eccedenza detraibile a norma dell'art. 38-bis del D.P.R. 633/1972, così come da ultimo modificato dal D.L. 193/2016.

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