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L'ADEMPIMENTO DELLA SETTIMANA

Modello Redditi SP 2018

Con il Provv. Agenzia delle Entrate 30.1.2018, prot. 24821, sono stati approvati il Mod. Redditi SP 2018 e le relative istruzioni, che le società semplici , le S.n.c. , le S.a.s. ed equiparate devono presentare nell’anno 2018 , con riferimento al periodo di imposta in corso al 31.12.2017 , ai fini delle imposte sui redditi . Con lo stesso provvedimento sono stati approvati i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione dei parametri da utilizzare per il periodo d’imposta 2017 . Le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel Mod. Redditi SP 2018 sono inserite nel Provv. Agenzia Entrate 15.12.2018, prot. 38282. Il termine di presentazione , da effettuare esclusivamente con il canale telematico , è fissato al 31.10.2018 . Il Mod. Redditi SP 2018 deve essere utilizzato per dichiarare i redditi prodotti nell’anno d'imposta di riferimento per stabilire la quota di reddito (o perdita) imputabile a ciascun socio o associato agli effetti delle imposte personali (Irpef o Ires dovute dai singoli soci). I quadri dichiarativi interessati dalle novità di maggior spicco sono il Frontespizio e i Quadri RF, RG, RE, RL, RN, RO, RS e RV. Come di consueto, le istruzioni generali comuni ai modelli delle società e degli enti (Mod. Redditi SP, SC e ENC) sono accorpate in un unico fascicolo a sé stante rispetto alle istruzioni specifiche del singolo modello dichiarativo.

COMMENTI

Privilegio del professionista

La L. 27.12.2017, n. 205 (Legge di Stabilità 2018) interviene sul previsto difforme trattamento riservato al contributo previdenziale integrativo e all’ Iva connessi aduna prestazione professionale . Il Legislatore integra l’ art. 2751-bis cc , prevedendo al n. 2) l’ estensione del « privilegio professionale ». Non è fornita alcuna norma transitoria , ponendo alcune problematiche interpretative . In questo intervento, si passano in rassegna le più rilevanti posizioni giurisprudenziali , nonché la posizione assunta dall’ Agenzia delle Entrate , rappresentando alcune difficoltà, vecchie e nuove.

Consolidato nazionale

L’Agenzia delle Entrate, con la C.M. 26.1.2018, n. 2/E , fornisce chiarimenti in merito a due situazioni riguardanti la determinazione della pretesa tributaria vantata nei confronti di soggetti aderenti al consolidato nazionale , in relazione all' utilizzo delle perdite . La prima situazione è inerente alla possibilità, per i soggetti aderenti al consolidato, di utilizzare in accertamento le perdite anteriori all' esercizio dell' opzione , nella particolare ipotesi in cui la rettifica del reddito complessivo proprio della consolidata sia relativa ad un periodo d'imposta in cui la consolidata abbia trasferito in dichiarazione alla fiscal unit una perdita come risultato d'esercizio. La seconda situazione presa in considerazione dai tecnici delle Entrate è inerente al criterio di attribuzione delle perdite maturate nel corso di diversi trienni di opzione della tassazione di gruppo, in ipotesi di interruzione o revoca del consolidato, qualora sia stato medio tempore modificato tale criterio di attribuzione .

Rinuncia al credito per il Tfm

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la remissione , operata dall’amministratore, al proprio diritto all’ indennità di cessazione del rapporto di gestione , è differenziata a seconda del soggetto che la dispone. Qualora tale concessione sia accordata dal socio-amministratore , il credito rinunciato s’intende giuridicamente incassato, e deve essere assoggettato ad imposizione in capo al socio persona fisica non imprenditore , con conseguente obbligo di applicazione di ritenuta da parte della società ; non è, invece, necessaria la dichiarazione sostitutiva di atto notorio prevista dall’ art. 88, co. 4-bis, D.P.R. 917/1986 , la cui ratio riguarda i soci-imprenditori . Diversamente, se il soggetto rinunciante non riveste anche la qualifica di socio dell’ impresa amministrata, quest’ultima consegue una sopravvenienza attiva imponibile , nei limiti dell’accantonamento al Tfm dedotto in passato.

Nel «vecchio» redditometro non esiste solo la prova contraria

La difesa da cd. « vecchio » redditometro può fondarsi su almeno due aspetti. La stessa, infatti, prima ancora della prova contraria può basarsi sull’attacco all’ iter di formazione della presunzione e, quindi, sulla dimostrazione che il (presunto) maggior reddito non esiste o esiste in maniera inferiore. Per sostenere quanto specificato bisogna qualificare la presunzione alla base del redditometro quale presunzione semplice (se si riesce a formare) – art. 2729, co. 1, c.c. - e non anche quale presunzione legale relativa – art. 2728 c.c . (cfr. Cass. 4.10.2017, n. 23157 ).

Immobili in corso di costruzione

La cessione di un fabbricato strumentale in corso di costruzione , effettuata da un soggetto Iva nei confronti di un consumatore finale , configura un’ipotesi di esenzione dall’ imposta (art. 10, co. 1, n. 8-ter), D.P.R. 633/1972), e soggiace quindi alle imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale (3% + 1%). Tale principio è stato riaffermato dalla Corte di Cassazione ( Sentenza 22.9.2017, n. 22138 ), in coerenza con precedenti pronunce (Sentenza 23499/2016). In sostanza, è stato puntualizzato che: questo genere di cessioni è in generale imponibile , giacché il bene non è ancora uscito dal circuito produttivo; tale regola incontra un’ eccezione (e quindi la cessione è esente) se l'immobile non ultimato viene ceduto a un «non soggetto Iva» (in tale ipotesi, l'immobile si considera fuoriuscito dal circuito produttivo); analogamente, l’ eccezione alla regola (ossia l’esenzione dall’Iva) viene riconosciuta se la cessione è posta in essere nei confronti di un soggetto imprenditoriale che tuttavia si configuri come utilizzatore finale , perché il bene ceduto è strumentale.

ICI

Esenzione Ici della pertinenza

In tema d’ Imposta comunale sugli immobili ( Ici ) l’esclusione dell’ autonoma tassabilità delle aree pertinenziali disposta dall’ art. 2, D.Lgs. 504/1992 è subordinata all’ accertamento rigoroso dei presupposti di cui all’art. 817 c.c. desumibili da concreti segni esteriori dimostrativi della volontà del titolare , consistenti nel fatto oggettivo che il bene sia effettivamente posto, da parte del proprietario del fabbricato principale , a servizio o ad ornamento del fabbricato stesso e che non sia possibile una diversa destinazione dello stesso senza radicale trasformazione . È quanto ha disposto la Suprema Corte di Cassazione nell’Ordinanza 6.12.2017, n. 29258. I Giudici di legittimità nel caso di specie hanno subordinato l’ esenzione Ici della pertinenza all’imprescindibile verifica in ordine alla sussistenza del profilo oggettivo e fattuale riconducibile alla reale accessorietà della pertinenza rispetto al bene principale . In quest’ottica, non può essere disatteso il requisito della contiguità dell’ immobile pertinenziale rispetto a quello principale, condizione imprescindibile per il riconoscimento dell’ agevolazione fiscale Ici . In altre parole, un garage posto ad una rilevante distanza dall’immobile destinato ad abitazione principale non può dirsi pertinenziale rispetto a quest’ultimo pregiudicando ciò il beneficio fiscale Ici/Imu.

Anatocismo e banche multate

L’Autorità Garante della Privacy nell’ adunanza del 31.10.2017 ha inflitto una sanzione con ammontare complessivo di € 11 milioni a tre istituti bancari, ossia Unicredit S.p.A., Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. e Intesa San Paolo S.p.A. Il motivo è da ricondurre a pratiche commerciali scorrette nei confronti dei clienti , in particolare per quanto concerne la materia dell’ anatocismo bancario , quindi inerente il ricalcolo degli interessi su precedenti interessi debitori maturati su contratti di conto corrente o apertura di credito in conto corrente. L’ anatocismo bancario è espressamente vietato dalla L. 147/2013 che ha riscritto il co. 2 dell’ art. 120, D.Lgs. 385/1993 (Tub) ed è solamente ammesso nel caso in cui vi sia preventiva autorizzazione da parte del cliente . Le sanzioni risultano così ripartite: € 5 milioni comminate ad Unicredit S.p.A., € 4 milioni a Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. e € 2 milioni a Intesa San Paolo S.p.A.

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