RUBRICHE

L'ADEMPIMENTO DELLA SETTIMANA

Modello 231: strumento di business per enti e società

L’adozione da parte dei soggetti collettivi (società, associazioni, enti, ecc.) di un idoneo Modello di organizzazione e gestione di cui al D.Lgs. 231/2001 rappresenta una pratica sempre più diffusa; infatti, anche se la normativa lo prevede quale strumento facoltativo , la prassi, di fatto, lo fa assurgere tra i sistemi di gestione obbligatori . Ciò si deve a diversi fattori tra cui l’introduzione dei delitti colposi di lesioni ed omicidio per violazione delle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, l’azione della pubblica Amministrazione che attribuisce al Modello un valore premiale nei rapporti pubblico-privato , alcune Delibere Anac degli ultimi anni, il rating di legalità , ecc. In sostanza, il Modello 231 è diventato anche uno strumento di business e non più solo di «semplice» prevenzione penale. Il momento di redazione/revisione del Modello può rappresentare, infatti, un momento di ottimizzazione / integrazione dei diversi sistemi interni al soggetto collettivo . Infatti, se si approccia il Modello non solo quale sistema di prevenzione di reati ma anche quale sistema di controllo dei diversi sistemi di gestione , appariranno chiare le sue effettive potenzialità anche sotto il versante gestionale . In sostanza, il sistema 231 può diventare un vero e proprio monitor di controllo sui sistemi interni all’ azienda . La redazione di un idoneo Modello 231 prevede il compimento di determinati passaggi progressivi che si possono così schematizzare: 1) acquisizione della documentazione aziendale necessaria all’impostazione dell’attività di audit; 2) svolgimento dell’ attività di audit volta all’individuazione delle aree a rischio di verificazione di reati ; 3) predisposizione dei protocolli di controllo e redazione della parte generale del Modello.

COMMENTI

Autotrasportatori di merci conto terzi

Nei Modelli Redditi 2018 PF, SP, SC e ENC, approvati con le relative istruzioni con i Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate 30.1.2018, prot. 24844 , 24821 , 24824 e 24855 , come di consueto, viene dedicato un ampio spazio agli sconti fiscali di cui sono destinatari gli autotrasportatori di merci conto terzi con riferimento all’ anno di imposta 2017 . In corrispondenza dei Quadri RF e/o RG, vengono esposte la deduzione di natura forfetaria e/o l’ ulteriore deduzione forfetaria previste dal Legislatore a favore delle imprese autorizzate all’autotrasporto di merci da inserire nella dichiarazione dei redditi da presentare nell’anno 2018 in base agli artt. 66, co. 5, e 95, co. 4, D.P.R. 22.12.1986, n. 917. Inoltre, negli stessi Modelli dichiarativi, all’interno del Quadro RU, vengono evidenziati alcuni crediti di imposta specificamente riferiti agli autotrasportatori, tra i quali si segnalano, oltre ai crediti validi in generale per i soggetti esercenti attività di impresa , anche il credito d’imposta a favore degli autotrasportatori (cd. caro petrolio ) ex art. 1, D.L. 265/2000, conv. con modif. Dalla L. 343/2000 e quello a favore degli autotrasportatori per l’ acquisizione di beni capitali e per la formazione del personale (art. 32-bis, D.L. 133/2014, conv. con modif. dalla L. 164/2014).

Reclamo e mediazione

Una delle novità contenute nell’ art. 10, D.L. 50/2017 è sicuramente rappresentata dalla variazione in aumento del valore della lite da € 20.000 a € 50.000 a cui è strettamente subordinata la possibilità di attivazione dell’istituto del reclamo-mediazione espressamente previsto dall’art. 17-bis, D.Lgs. 546/1992. Ai sensi dell’art. 10, co. 2 del richiamato D.L. 50/2017 l’entrata in vigore della nuova previsione normativa è stata fissata all’ 1.1.2018 . Per cui, tutti gli atti impugnabili notificati dopo l’ 1.1.2018 saranno reclamabili considerando la nuova soglia di € 50.000 a cui deve essere ricondotto il valore della controversia. Il presente articolo, partendo proprio dalla modifica ultima apportata alla previgente versione dell’art. 17-bis, D.Lgs. 546/1992, in vigore dall’ 1.1.2018 , analizza le peculiarità principali dell’istituto del reclamo - mediazione esteso da ultimo anche al comparto dei tributi locali, non potendo prescindere dall’analisi dei limiti e delle criticità riconducibili a tale istituto.

Carburanti utilizzati per lavori agricoli

Con la Nota 15.9.2017, prot. n. 104162 l’Agenzia delle Dogane illustra il D.M. 454/2001 che regolamenta le modalità di gestione dell’ agevolazione fiscale per gli oli minerali impiegati nei lavori agricoli , orticoli , in allevamento , nella silvicoltura e piscicoltura e nella florovivaistica , detta le norme di esecuzione dell’ agevolazione , individua i soggetti legittimati al beneficio e gli adempimenti cui gli stessi sono tenuti per la concreta fruizione dei prodotti ad aliquota ridotta di accisa . In attuazione di quanto disposto dall’art. 1, co. 4, D.L. 15.2.2000, n. 21, conv. con modif. dalla L. 14.4.2000, n. 92, le accise previste al punto 5 della Tabella A si applicano per il gasolio nella misura del 22% dell’ aliquota normale e per la benzina nella misura del 49% dell’ aliquota normale . L’art. 2, co. 9, del Decreto ammette all’impiego agevolato anche i consumi di prodotti impiegati per lavorazioni effettuate su terreni condotti in affitto prescrivendo, in allegato alla richiesta del beneficio da parte dell’ avente titolo , la presentazione di idonea documentazione comprovante la conduzione e la registrazione del contratto .

Operazioni in bitcoin

I bitcoin sono, come è noto, una valuta virtuale utilizzata in modo sempre più diffuso per l’acquisto di beni e servizi e autonomamente negoziata su un proprio mercato particolare, al di fuori dei circuiti tradizionali. Secondo l’Agenzia delle Entrate, che con la R.M. 2.9.2016, n. 72/E ha risposto a un’istanza di interpello, i proventi derivanti dalla compravendita di bitcoin nell’ambito del reddito di impresa concorrono analiticamente all’imponibile. Le relative operazioni sono però esenti da Iva in quanto costituiscono prestazioni di servizi finanziari . Inoltre, i guadagni realizzati dalle persone fisiche (non esercenti attività di impresa) clienti della società che rende possibile la compravendita della valuta virtuale non sono imponibili perché non speculative; ciò esclude l’obbligo, per la società, di adempiere gli obblighi di sostituzione di imposta nei confronti della clientela.

Immobili collabenti

La cessione di una unità collabente che insiste su un terreno agricolo va considerata come cessione di area edificabile o cessione di immobile ? Innanzitutto definiamo le unità collabenti . Si definiscono unità collabenti i fabbricati (o porzioni di fabbricati), che per le loro caratteristiche (ovvero l’accentuato livello di degrado) non sono suscettibili di produrre reddito . Essi sono accatastati nell’apposita categoria catastale F/2 unità collabenti . Si tratta, quindi, di fabbricati fatiscenti , diruti , ruderi , interessati da pericolo di crollo o da cedimento, inagibili (es. tetto crollato), o comunque non abitabili né utilizzabili a causa di inesistenza di elementi strutturali ed impiantistici, che non possono diventare abitabili con semplici interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria , ma necessitano di interventi più radicali, fino alla demolizione. Qualora si sia in presenza di questa tipologia di fabbricati, è possibile – non obbligatorio – accatastare l’immobile anche se precedentemente dotato di rendita catastale nella categoria cd. fittizia F/2, categoria per immobili collabenti . Devono essere rispettati dei presupposti: l’immobile deve aver perso la propria capacità reddituale ; l’immobile deve essere ancora individuabile e/o perimetrabile , in quanto persistono i requisiti materiali relativi alla copertura, alla struttura portante, ai solai e ai muri perimetrali. Ma il fabbricato collabente non necessariamente è un fabbricato ex rurale . Ci si chiede quindi se la cessione di un fabbricato collabente, che nel caso concreto insiste su un terreno agricolo , possa generare o meno plusvalenza tassabile .

loader