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L'ADEMPIMENTO DELLA SETTIMANA

Credito Iva trimestrale

I contribuenti interessati per i quali sussistano specifici requisiti possono recuperare il credito Iva trimestrale (o infrannuale) per ciascuno dei primi tre trimestri dell’anno alternativamente presentando la richiesta di rimborso con il Mod. Iva TR del credito Iva trimestrale o utilizzando in compensazione orizzontale il credito trimestrale nel Mod. F24. Il Mod . Iva TR da utilizzare è quello approvato, con le relative istruzioni, con il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate 21.3.2016, che ha sostituito quello approvato con il Provvedimento 20.3.2015. Le istruzioni al Mod. Iva TR sono state, da ultimo, aggiornate con il Provv. Agenzia Entrate 28.3.2017. Il D.L. 22.10.2016, n. 193, conv. con modif. dalla L. 1.12.2016, n. 225 («Collegato alla Legge di Bilancio 2017»), in vigore dal 3.12.2016, ha modificato l’art. 38-bis, D.P.R. 633/1972 [CFF238a] , elevando da € 15.000 a € 30.000 il valore dei rimborsi Iva subordinati a prestazione di apposita garanzia da parte del beneficiario.

COMMENTI

Fatture per operazioni inesistenti

Entrambe le fattispecie decise dalla Suprema Corte, Sez. Terza penale, riguardano il reato di frode fiscale mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti di cui all’art. 2, D.Lgs. 74/2000 [CFF9527b] . La prima sentenza ( Cass., Sez. Terza penale, 25.10.2016, n. 44897 ) si segnala per questioni inerenti l’ onere della prova e per l’ incertezza della fonte di prova fornita dalla pubblica accusa. N ella fattispecie, a seguito di ricorso del rappresentante legale di una S.r.l. , condannato in primo e secondo grado per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti , la Suprema Corte, precisando che l’inesistenza delle operazioni e, quindi, la responsabilità penale dell’ amministratore-legale rappresentante della società debitrice d’imposta richiede prove rigorose e riscontri obiettivi delle tesi accusatorie, ha accolto il ricorso e rinviato ad altra sezione della Corte di Appello per un nuovo esame dell’accertamento della responsabilità penale del prevenuto, per incertezza della fonte di prova fornita dalla pubblica accusa. La seconda decisione (Cass., Sez. Terza penale, 24.10.2016, n. 44584) ha respinto il ricorso e confermato la sentenza di condanna dell’ amministratore di una S.r.l. sia per il reato di dichiarazione fraudolenta , sebbene avesse affermato di essere un semplice prestanome , sia per il reato , di cui all’art. 367 c.p., per aver falsamente denunciato il furto delle scritture contabili , al fine di conseguire l’impunità del delitto di frode fiscale . I disposti delle annotate sentenze, condivisibili, offrono l’occasione di una sintesi, oltre che delle questioni affrontate dalla Corte, della disciplina delle operazioni inesistenti , dei profili penali della fatturazione per operazioni inesistenti e della distribuzione dell’ onere della prova nel procedimento tributario non penale.

Cessione con riserva di proprietà

L’Agenzia delle Entrate con R.M. 13.10.2016, n. 91/E ha chiarito che nella cessione d’azienda con riserva di proprietà ai fini fiscali l’operazione produce i suoi effetti al momento della stipula della cessione, con irrilevanza della riserva di proprietà. Questo comporta che in caso di inadempienza del compratore si determina un nuovo evento realizzativo di segno contrario rispetto alla cessione, con conseguente ( ri ) trasferimento della « proprietà fiscale » dell’impresa all’ originario venditore . Il cedente originario dovrà assegnare all’azienda ripresa in carico un valore pari al valore normale , confrontando l’importo con quello del credito iscritto in bilancio per le rate non ancora percepite . La differenza tra i due valori determina, rispettivamente, una perdita su crediti ( deducibile ai fini Ires , ma non ai fini Irap) o una sopravvenienza attiva imponibile ai fini Ires , ma non ai fini Irap.

Eredità con beneficio d'inventario

È legittima la cartella di pagamento che l’Amministrazione finanziaria notifica all’erede che ha accettato con beneficio di inventario. È quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 23019/2016 . Il giudice di legittimità ha così risposto all’interrogativo se è legittima la cartella di pagamento per Irpef notificata dall’ Agenzia delle Entrate all’erede che ha accettato il patrimonio del de cuius con beneficio di inventario. Al riguardo, è stato precisato che coloro che accettano con beneficio d’inventario, rispondono delle eventuali cartelle di pagamento, e degli avvisi di accertamento, nei limiti di quanto è stato lasciato loro, e non per l’intera somma (e, pertanto, quest’ultimo caso si verifica solo per chi accetta l’eredità in maniere pura e semplice, senza «beneficio d’inventario»). L’ente di riscossione, pertanto, non può richiedere una somma superiore a quanto un soggetto ha ereditato dal defunto.

Irap e autonomi/imprenditori individuali

La Suprema Corte di Cassazione è intervenuta, a più riprese, sulla questione Irap del professionista con Ced (riconoscendo la non debenza dell’ Irap ); dell’ impresa familiare (responso altalenante); dell’ imprenditore individuale – tabaccheria – ( non debenza Irap ). Diventa, pertanto, importante analizzare l’essenza dei principi impartiti dalla Suprema Corte allo scopo di comprendere il punto della situazione in merito all’ Irap .

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